Il vernacolo pisano: la lingua del folclore

IL VERNACOLO PISANO. Se vieni a Pisa per seguire uno dei nostri corsi di lingua italiana, camminando per le vie della città ti capiterà di sentir parlare il pittoresco e vivace vernacolo pisano.
Il vernacolo pisano è un’importante caratteristica del folclore della città che diverte spesso i turisti. Non è un dialetto perché non si allontana molto dalla lingua italiana e si limita per lo più a qualche cambiamento nei suoni, nelle forme verbali e nel lessico.

CARATTERISTICHE DEL VERNACOLO. Ecco alcune caratteristiche del vernacolo pisano:

  • la “c” scompare quando è tra due vocali: ad esempio “amico” diventa “amio”, oppure “miracolo” diventa “miraolo”;
  • la “l” può mutarsi in “r” e viceversa: ad esempio “molte cose” diventa “morte ‘ose”, oppure “repubblica” diventa “repubbria”;
  • la “o” può diventare “u”: ad esempio “nun” invece di “non”;
  • i verbi all’infinito sono abbreviati: ad esempio “sognare” diventa “sogna’”, oppure “dormire” diventa “dormi'”;
  • anche altre parole vengono abbreviate: ad esempio “mia madre” diventa “mi ma’”;
  • l’articolo “il” diventa “ir” davanti a consonante: ir cane;
  • forme verbali come leggono, vivono, dormono diventano leggano, vivano, dormano;
  • qualche verbo può alterarsi: “andiamo” diventa “gnamo”.
A sinistra un ritratto di Renato Fucini. A destra una targa a lui dedicata in via Giordano Bruno, a Pisa

A sinistra un ritratto di Renato Fucini. A destra una targa a lui dedicata in via Giordano Bruno, a Pisa

LA POESIA VERNACOLARE. Sono molti i poeti e i letterati che nel tempo hanno usato il vernacolo pisano nelle loro opere, a cominciare dal celebre poeta toscano Renato Fucini. Tra il 1870 e il 1879, Fucini scrisse ben 150 sonetti in questa lingua così caratteristica, risultando tanto ironico quanto sentimentale nel ritrarre la sua amata Pisa. Sulla Luminara ad esempio scrisse: «Chi nun (non) l’ha vista, ‘reda (creda), un (non) lo por (può) crede».

Dopo il Fucini molti altri, incoraggiati dal suo successo, scrissero poesie e dialoghi in vernacolo pisano, e alcuni acquistarono una certa fama parlando di Pisa, dei suoi monumenti, delle sue usanze, dei suoi problemi, con uno stile ironico ma anche romantico.

NON SOLO ARTE. Una bellissima città e una lingua divertente e sentimentale: cosa aspetti a venire a Pisa? Non ti abbiamo ancora convinto? Allora ti rispondiamo alla maniera di un altro poeta pisano, Archimede Bellatalla, che in «Guida di Pisa», una raccolta di una cinquantina di sonetti, scrisse: «Come? Te a Pisa ‘un ci se’ ma’ venuto? E ti stimi un ragazzo ‘ntelligente?…». Scherzi a parte, Pisa ti conquisterà non solo per i suoi monumenti, per le sue piazze e i suoi lungarni, ma anche per l’originalità e la simpatia dei suoi abitanti.

Se volete seguire una piccola lezione di vernacolo pisano guardate questa nostra videolezione in cui, con la nostra amica Heidi Li, spieghiamo e cantiamo una tipica canzone vernacolare toscana: il Trescone

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