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L’allungamento della vita media, in tutta Europa (dove si contano 60 milioni di anziani) ma in particolare in Italia che ha già vantato il primato di paese più vecchio d’Europa, unitamente ai cambiamenti intervenuti nella composizione e nello stile di vita delle famiglie ha prodotto seri problemi sul fronte dell’assistenza agli anziani non autosufficienti.
A causa principalmente del costo eccessivo di strutture adeguate ad accogliere disabili oppure per non relegare la persona non autosufficiente in una struttura spersonalizzante, sempre più frequentemente si ricorre all’aiuto di donne immigrate, provenienti prevalentemente da Paesi dell’Europa centro-orientale o, in secondo ordine, dal Sud America e dalle Filippine.
Questa scelta offre il vantaggio di mantenere il disabile, molto spesso anziano, nella propria abitazione a costi generalmente inferiori a quelli delle strutture. D’altro lato offre spesso anche seri svantaggi legati sia al rifiuto che soprattutto l’anziano può opporre ad una estranea che entra nella sua casa e nella sua vita, sia alla scarsa preparazione di cui la persona incaricata dispone.
I dati statistici dimostrano che il ruolo di badante è quasi sempre rivestito da straniere che hanno magari una formazione superiore nel loro paese ma che mancano di quelle competenze professionali di base e tecnico professionali, così come dettagliatamente precisate nel profilo della Regione per l’Assistente familiare.
Sostanzialmente è comunemente diffuso affidare un anziano totalmente o parzialmente non autosufficiente ad una donna straniera che non ha le competenze professionali per la cura di questa persona, con una serie di problemi che ricadono sull’assistito, sulla sua famiglia e sulla badante stessa.
Questa situazione generale in Italia trova dei riscontri nella situazione locale. I dati dell’Osservatorio Provinciale Sociale di Pisa rilevano che la percentuale di anziani sulla popolazione residente è del 20,9% con un indice di vecchiaia che è aumentato di tre volte e mezzo negli ultimi quaranta anni, elemento questo che “…costituisce un indicatore significativo… del ‘peso’ sociale ed economico esercitato dalle classi cosiddette ‘improduttive’ (giovani e anziani) su quella produttiva intermedia.”
Per una contestualizzazione accurata della presente ricerca, abbiamo avuto incontri con associazioni ed istituzioni del territorio pisano ed in particolare con Natalia Belova dell’associazione Petrushka, che si occupa di immigrati provenienti principalmente da Ucraina e Russia, con Aleksandra Beqaj dell’Associazione delle Mediatrici Interculturali A.M.I.C., con Antonella Cardone dell’ UniTS – Università del Terzo Settore-, con i medici di base, con il Prof. Conti, professore Associato di Igiene Mentale della Clinica Psichiatrica del Santa Chiara di Pisa, con la Dr. Daniela Moruzzo dirigente medico presso il Servizio Sanitario Nazionale specializzato in Geriatria, con l’Avv. Andrea Callaioli, esperto in problematiche legali legate all’immigrazione e con la Dr. Manola Guazzini, Assessore alle politiche sociali e Presidente dell’Istituzione Centro Nord-Sud della Provincia di Pisa.
Abbiamo infine considerato le nostre esperienze pregresse in fatto di insegnamento a immigrati, tra i quali anche alcune badanti con le quali abbiamo avuto occasione di parlare del loro lavoro e delle difficoltà che questo comporta.
Da tutto questo sono emersi vari problemi che investono tutti i soggetti coinvolti a vario titolo nell’assistenza: gli anziani, le loro famiglie e le assistenti familiari. I principali problemi emersi sono i seguenti:
Le carenze finora evidenziate non permettono un adeguato svolgimento del lavoro di assistenza igienico – sanitaria alla persona non autosufficiente, costituiscono un ostacolo per i contatti che la badante deve mantenere con i componenti della famiglia, con i medici e con le strutture pubbliche con le quali si trova (o dovrebbe trovarsi) ad interagire e ricadono o possono ricadere pesantemente sulla sua retribuzione e sulle condizioni contrattuali.
Per l’individuazione e la risoluzione del problema, e per documentarci sulle esigenze e su quanto finora fatto in questo campo, oltre ai colloqui avuti con le persone indicate ed alla nostra esperienza personale abbiamo effettuato una ricerca bibliografica approfondita in particolare su Internet, estraendo i sottoindicati argomenti e pagine:
Nella Provincia di Pisa, come esplicitato sopra, esiste in molte famiglie una situazione di bisogno che induce sempre più a cercare personale per l’assistenza ai propri anziani. La quasi totalità delle persone che svolgono questo tipo di lavoro è costituita da cittadine straniere quasi mai in possesso della formazione professionale necessaria a far fronte in modo efficace ed adeguato alle problematiche, talvolta complesse, che questo lavoro comporta.
Come già detto, la mancanza di professionalità ricade sulle condizioni contrattuali e di retribuzione della badante e crea un sistema di reperimento del lavoro parallelo a quello offerto dagli enti preposti come i Centri per l’impiego, promuovendo spesso il lavoro nero, anche se non ne costituisce però l’unico elemento determinante.
Abbiamo svolto alcune ricerche su Internet per verificare che cosa sia stato fatto o cosa si stia facendo nelle varie Regioni del Paese, ma anche all’estero. Infatti i servizi quotidiani di cura a domicilio rientrano tra i settori individuati a livello europeo come ad alto potenziale di crescita occupazionale per i nuovi bacini di impiego.
Abbiamo trovato un discreto numero di interventi che vanno dalla semplice “alfabetizzazione” in Lingua italiana della durata di poche ore, generalmente svolti da associazioni di volontariato, a veri e propri corsi scolastici di tipo professionale della durata di 2.500 ore -di cui 400 di stage- organizzati dalla città di Amburgo (Germania), in cui vengono presi in considerazione tutti gli aspetti che caratterizzano il lavoro di assistenza agli anziani. E’ un dato acquisito che la formazione professionale permette un più rapido e migliore inserimento nel mondo del lavoro.
La Regione Toscana, con decreto dirigenziale n°6219 del 19/12/2006 ha definito un programma preciso delineando durata, contenuti e competenze specifiche per la formazione di personale addetto all’assistenza familiare, riconoscendo esplicitamente la necessità di una formazione professionale di questo tipo e la spendibilità di questa professionalità sul territorio.
E’ inoltre ragionevole supporre che una famiglia in cerca di una assistente possa essere seriamente interessata ad assumere una persona professionalmente formata per quel tipo di impiego, che garantisca di avere competenze igienico-sanitarie per accudire una persona non autosufficiente, che sappia interpretare le richieste, talvolta urgenti, dell’assistito, che possa interagire con la rete dei servizi territoriali e delle figure professionali coinvolte come il medico di base, l’infermiere, l’assistente sociale…. . Una persona che abbia acquisito anche nozioni di sicurezza domestica, di cucina italiana, che sia stata messa in grado di superare le eventuali differenze culturali che possono dar luogo a reciproche incomprensioni. Ed ultimo ma non ultimo una persona che abbia chiari i diritti ed i doveri degli attori in gioco.